Osservatorio Solidarietà: reagire contro attacco Salvini a ONG e migranti

Ha definito vicescafisti le ONG impegnate nel soccorso dei migranti e ha annunciato che non dovranno più attraccare nei porti italiani: per ora è solo un tweet, ma le parole sono del neo Ministro degli Interni, Matteo Salvini, e vanno calibrate nel loro giusto peso. Stessi toni e motivi della campagna elettorale, ribaditi ora nelle vesti istituzionali e proprio dalla Sicilia.

L’attacco a chi porta solidarietà a migranti e richiedenti asilo arriva da lontano, è stato uno dei cavalli di battaglia dell’ex Ministro Marco Minniti, Partito democratico, e nemmeno in questi tre mesi dal voto del 4 marzo si è fermato. Anzi viene da pensare che, in assenza di un referente politico responsabile, di una maggioranza parlamentare definita, Procure e Prefetture abbiano potuto alzare il tiro, nel Mediterraneo Centrale come ai confini settentrionali italiani. Nel Mediterraneo ormai spadroneggiano i “soccorsi” offerti dalla sedicente Guardia costiera libica, che riporta nei centri di detenzione chiunque venga sorpreso a fuggire. Quelli che riescono a raggiungere le poche navi delle Ong ancora presenti sono considerati fortunati, chi non ce la fa preferisce morire in mare piuttosto che tornare nelle mani dei carnefici. E aumentano gli episodi di imbarcazioni che hanno soccorso persone e sono state costrette, anche per giorni, a cercare un porto sicuro a cui attraccare. Non va meglio soprattutto al confine francese. Una nuova legge sull’immigrazione approvata dal parlamento di Parigi apparentemente amplia le deroghe a quelli che ormai vengono definiti delitti di solidarietà ma di fatto ne istituzionalizzano gli elementi repressivi. I fatti di Bardonecchia, di Ventimiglia ne sono la riprova. Non è difficile prevedere cosa ci aspetta ora con un governo che si è formato su alcuni obiettivi specifici. Quelli di ordine sociale, grazie ai quali i partiti che lo compongono hanno ottenuto tanto consenso, difficilmente potranno essere attuati e comunque non in tempi brevi. I rumors da Bruxelles chiariscono come ogni intervento su pensioni, lavoro, welfare, che pesi di più sul bilancio pubblico, non saranno graditi e causeranno, se apportati, ripercussioni nell’UE. L’unico punto su cui le promesse di Lega e M5S potranno essere mantenute riguardano temi divenuti altrettanto popolari, quelli riguardanti la sicurezza percepita e l’immigrazione.

Sarà impossibile attuare i piani di rimpatrio generalizzato raccontati in campagna elettorale dal Salvini candidato e annunciati dal Salvini ministro subito la nomina in maniera altrettanto roboante. Sarà invece assai semplice stringere ancora di più la corda militarizzando quella che ancora viene chiamata accoglienza, chiudendo i porti alle navi umanitarie, intimidendo e isolando coloro che continuano a praticare azioni di solidarietà concreta con chi arriva. Diventeranno norma quelle pratiche già messe in atto da alcune Procure siciliane; aumenteranno le deportazioni dei richiedenti asilo, magari anche verso paesi di transito che tutto sono meno che sicuri; ci si accanirà contro quel mondo di esclusi che, da tempo estromesso dai circuiti dell’accoglienza e privo di prospettive, ha trovato rifugio in stabili dismessi e in dimore di fortuna. Un pugno di ferro che sarà accolto con favore da un’opinione pubblica disorientata e imbarbarita, le cui condizioni di vita non miglioreranno in virtù del fatto che ci saranno in circolazione meno migranti.

In attesa delle prime mosse del nuovo inquilino del Viminale, da cui ormai da decenni partono e passano i provvedimenti peggiori senza neanche tenere conto sovente del parlamento, è necessario come Osservatorio Solidarietà prepararci a reagire e agire.

Sono almeno due gli strumenti con i quali dovremo far leva. Da una parte un lavoro continuo, preciso e nitido di controinformazione, per rimuovere l’accettazione supina quando non il sostegno della guerra contro i poveri che ormai caratterizza il pensiero dominante. Dall’altra diventa importante rendere collettive e condivise le azioni di solidarietà e di disobbedienza a leggi, codici, ordinanze che nulla hanno a che fare con i principi costituzionali e le convenzioni internazionali. Non vanno lasciate da sole le persone che si espongono e anzi con loro lo dovremo fare in tante e tanti, in ogni modo, partendo dal presupposto che ogni attacco singolo è un attacco alla comunità solidale. Esiste un tessuto non ancora domato e assuefatto che può ritrovare modo di agire insieme e di andare in direzione ostinata e contraria.

Come Osservatorio Solidarietà, spetta anche a noi esserne parte attiva e propositiva.

3 Replies to “Osservatorio Solidarietà: reagire contro attacco Salvini a ONG e migranti”

  1. giuliana galli

    A parole e atti criminali contro la solidarietà devono corrispondere parole di pace e azioni, soprattutto azioni giuste e rispettose di diritti umani. Dispersi in mille rivoli di indignazione non facciamo nulla. Uniamoci e facciamo sentire parole giuste.

  2. MARLENE LOMBARDO

    ::::::::::::::: occorre COORDINARE e PROMUOVERE AZIONI CONCRETE PERCHE’ I PUNTI UNO E DUE VENGANO REALIZZATI.
    :::::::::::: COSA POSSIAMO FARE PER AGIRE INSIEME IN DIREZIONE OSTINATA E CONTRATIA??

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