Con Domenico Lucano, con l’accoglienza

Domenico Lucano, il sindaco di Riace, arrestato questa notte con motivazioni pretestuose che rispondono più a un desiderio esplicitamente espresso dal ministro Salvini che a ragioni di
ordine giuridico, non è solo, come è stato detto, “il simbolo dell’accoglienza”.

E’ l’accoglienza realizzata, a beneficio tanto dei nuovi arrivati che dei cittadini italiani di paesi che prima del loro arrivo erano stati costretti ad abbandonarli, per emigrare anche loro. Riace è la dimostrazione che italiani e migranti, se ben governati, possono non solo vivere bene insieme, ma anche prosperare: far rinascere i borghi e le terre abbandonate, ricostruire una vita di comunità nei loro abitati, imparare gli uni dagli altri a conoscere, rispettare e valorizzare la cultura, le
tradizioni, le usanze, ma anche le sofferenze di cui ciascuno di noi è portatore. L’esperienza straordinaria di Riace e del suo sindaco va messa a confronto con l’immondo business della speculazione sui migranti che si svolge nei centri gestiti direttamente dallo Stato, spesso sotto gli occhi e con la complicità di molte Prefetture, o con l’abbandono a cui sono condannati centinaia di migliaia di profughi e migranti a cui non è stata concessa alcuna protezione internazionale e, quindi, alcun diritto di soggiorno; e che il recente decreto “sicurezza” voluto dal ministro Salvini non farà che moltiplicare, senza alcuna reale possibilità di rimpatriarli in una “patria” da cui sono
dovuti fuggire, come lo stesso Salvini ha dovuto ammettere dopo aver fatto di questa promessa il “cavallo di battaglia” della sua campagna elettorale.
E’ questa moltitudine di disperati abbandonati a sé stessi – in nome dello slogan “prima gli italiani” – in un paese che non conoscono, condannata all’accattonaggio, alla piccola e grande
delinquenza, alla prostituzione o, nel migliore dei casi, a un lavoro in nero sottopagato, che mette in allarme una popolazione che non ha modo di conoscerli, di incontrarli e soprattutto di progettare insieme a loro la rinascita del nostro paese, come è stato fatto invece a Riace e in molti altri Comuni, e in molte altre esperienze, che hanno puntato sull’accoglienza e sull’inclusione dello “straniero”. Ed è su questo abbandono che prosperano le fortune elettorali di Salvini e del suo governo: la paura del migrante e non dei tanti delinquenti italiani, con la lupara o il colletto bianco, che affliggono la nostra vita quotidiana. Il risultato è l’abbandono all’incuria, al degrado e allo spopolamento di paesi, territori, edifici, ma anche intere città, da cui ogni anno partono per l’estero decine di migliaia di giovani italiani e italiane, spesso laureate e diplomate, a cui non viene offerta alcuna possibilità di lavorare e valorizzare le loro capacità in Italia, e non certo perché quel lavoro che non c’è per loro è stato portato via da chi è costretto a vivere di espedienti, come i profughi e dei migranti che hanno raggiunto fortunosamente il nostro paese, per lo più con l’intento e la
volontà di proseguire verso l’estero.

Nel nostro interesse, nell’interesse del nostro Paese, di una convivenza pacifica tra tutti, di un senso di umanità che rischia di essere soffocato per sempre, dobbiamo opporci con forza
all’arresto di Mimmo Lucano e al tentativo di far naufragare questa bellissima dimostrazione di buona convivenza.

Guido Viale
presidente di Osservatorio Solidarietà – Carta di Milano

 

P. S. Per chi abita a Milano, stasera 2 ottobre, alle 20, davanti a San Vittore, c’è una manifestazione per la liberazione di Massimo Lettieri, presidente della cooperativa Rimaflow, vittima anche lui
della repressione di tutte le esperienze che tentano di far rinascere il nostro paese. Uniamoci a questa manifestazione con cartelli e parole che uniscano queste due esperienze esemplari.
Massimo Lettieri ha contribuito alla rinascita di una fabbrica abbandonata, Domenico Lucano alla rinascita di un paese nelle stesse condizioni. Per questo sono stati arrestati da un regime che non vuole il bene del paese.

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