Chi siamo

Osservatorio Solidarietà è un’associazione nata per tutelare i singoli cittadini e attivisti solidali sempre più soggetti a criminalizzazione dal punto di vista mediatico e legale. Una tendenza preoccupante che si sta sviluppando in Italia, in Grecia e in Europa nei confronti di chi opera a sostegno di migranti e profughi.

Fanno parte di OS attivisti, giornalisti, giuristi, cittadini solidali, esponenti di Ong e associazioni che hanno aderito alla Carta di Milano: la solidarietà non è reato che impegna i firmatari a “tutelare l’onorabilità, la libertà e i diritti della società civile, in tutte le sue espressioni umanitarie: quando salva vite in mare; quando protegge e soccorre le persone in difficoltà ai confini; quando vigila sul rispetto del principio di legalità e di uguaglianza; quando denuncia il mancato rispetto dei diritti fondamentali nelle procedure di trattenimento amministrativo e di allontanamento forzato; quando adempie al dovere inderogabile di solidarietà che fonda la Costituzione italiana”.

La missione dell’Osservatorio è contenuta nella Carta di Milano, sua anima ed espressione teorica. I volontari dell’Osservatorio Solidarietà hanno individuato azioni concrete per dar forma all’impegno assunto dai sottoscrittori della Carta, allarmati dall’evidenza che le attività indipendenti di monitoraggio, testimonianza e azione solidale esercitate dalla società civile sono a rischio, in Italia e in Europa. L’autonomia degli attivisti solidali, anziché essere protetta e incentivata, è stata minata in un crescente processo di criminalizzazione. Le Ong che operano in mare sono state costrette a firmare un codice di condotta inteso a piegarne la natura indipendente e la stessa possibilità di azione. Sono stati intentati processi a carico di cittadini “colpevoli” di aver offerto soccorso ai profughi, sono state incriminate voci dissenzienti per “vilipendio delle istituzioni”, sono state emanate ordinanze che proibiscono di dare cibo ai profughi, e comminati fogli di via agli attivisti che operano ai confini di terra. Abbiamo visto gruppi xenofobi e neonazisti fare irruzione nelle sedi di associazioni solidali, come nel caso di Como senza frontiere, e affiggere striscioni razzisti nel quartier generale dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni.

Siamo testimoni di un passaggio di portata storica, in cui ci è dato vedere quanto sia fragile la tenuta dello stato di diritto e quanto sia ormai lecito esprimere concetti fino a poco tempo fa ritenuti mostruosi: i migranti (divenuti categoria, minaccia, capro espiatorio) possono morire in mare, nel deserto, nei centri libici, possono essere schiacciati dai camion e dai treni nei luoghi di frontiera, possono essere resi schiavi e vittime di tratta, possono dormire in strada, sul greto di un fiume, essere scacciati, cancellati nella loro individualità umana, per diventare generici “invasori”, incolpati di ogni crimine, resi capro espiatorio di una crisi economica, politica e morale alla quale non si riesce a dare risposta.

Tutto questo si sta trasformando in un attacco alla solidarietà. L’altro non è più qualcuno a cui tendere la mano, ma da respingere. Chi tende la mano diventa complice di un’invasione inesistente nei fatti ma resa luogo comune dai media e da una propaganda strumentalmente attuata dalla maggior parte dei partiti politici. È ormai considerato un crimine dare aiuto – cibo, informazioni, un passaggio in macchina – a chi cerca di attraversare una frontiera per ricongiungersi alla famiglia o cercare una possibilità di esistenza, pena l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e la violazione di ordinanze. Fino a non molto tempo fa, tutto questo sarebbero apparso intollerabile alla grande maggioranza degli italiani. È contro questa mutazione, contro questo rancoroso atteggiamento di chiusura che dobbiamo mobilitarci, a difesa del principio di solidarietà che è alla base della nostra nostra Costituzione (art. 2) e del diritto internazionale. I tentativi di gettare un sospetto di corruzione sugli esempi di buona accoglienza e inclusione sociale che non producono profitto stanno ottenendo lo stesso scopo, in un momento in cui l’accoglienza istituzionale assume un approccio sempre più securitario, come dimostrano i bandi volti a rendere impenetrabili i luoghi in cui le persone migranti e richiedenti asilo saranno ospitate.

Per contrastare questa deriva, l’Osservatorio intende connettere e fare rete con le realtà delle Ong e della società civile solidale, a livello nazionale ed europeo, monitorando e denunciando gli abusi nei confronti di Ong, attivisti e cittadini solidali.

Ci proponiamo di dare sostegno legale, individuando pratiche di auto-aiuto, a chi viene colpito da provvedimenti vessatori, infamanti e discriminatori, e di articolare una contro-narrativa mediatica che mostri quanto di straordinario producono le Ong e i cittadini solidali, spesso riparando alle mancanze, quando non agli abusi, delle istituzioni.

Vogliamo agire come gruppo di pressione a livello di Parlamento europeo (come gruppo nell’ambito del Parlamento Europeo) chiedendo l’abrogazione delle norme restrittive dell’attuale regolamento di Dublino; opponendoci alle prassi operative di agenzie europee come Frontex, che criminalizzano le attività di soccorso e assistenza degli operatori umanitari; individuando gli strumenti necessari per porre fine alle ambiguità contenute nella Direttiva sul favoreggiamento dell’ingresso, del transito e del soggiorno illegali (2002/90/CE) che offrono appiglio agli Stati membri per configurare come reato il sostegno all’ingresso illegale di migranti, in assenza di profitto economico.

L’Osservatorio, operativo fin dal giorno della sua costituzione,  si è strutturato in tre gruppi di lavoro: il primo impegnato sui temi della comunicazione, il secondo nel sostegno e nella difesa legale degli attivisti incriminati per atti di solidarietà, il terzo nella promozione a livello europeo di misure legislative e normative, e di un coordinamento delle realtà che operano buone pratiche alle frontiere. Del primo gruppo fanno parte professionisti della comunicazione – giornalisti, registi, documentaristi, vignettisti, blogger – che hanno il compito di rivolgersi a giornali e media nazionali, locali ed esteri. Del secondo gruppo fanno parte avvocati, giuristi e attivisti impegnati nella difesa di Ong e cittadini solidali. Del terzo gruppo fanno parte avvocati internazionalisti e attivisti impegnati nella costruzione di un network europeo e in un’opera di lobbying nei confronti delle istituzioni europee e internazionali, a partire dal Parlamento europeo e dalle Nazioni Unite.

Questi sono gli impegni che ci siamo assunti:

  • costituire una rete di attivisti a livello italiano ed europeo (nazionale ed internazionale) in grado di scambiarsi informazioni, darsi mutuo sostegno e far valere la propria voce a livello mediatico, giuridico e istituzionale;
  •  individuare e denunciare i tentativi messi in atto a livello sociale, politico, mediatico, giudiziario e legislativo per infangare e contrastare le iniziative solidali;
  • connettere i professionisti e gli attivisti impegnati nella comunicazione così da fornire a giornalisti e media un’informazione puntuale che contrasti la criminalizzazione della solidarietà e dell’operato degli attivisti umanitari;
  • connettere i professionisti e gli attivisti che operano in campo legale e giudiziario, così da supportare persone e organizzazioni criminalizzate per atti di solidarietà a favore di profughi e migranti. Riteniamo di particolare importanza un’articolazione non solo individuale delle possibilità di difesa, che devono invece inserirsi nelle realtà nazionali ed europee, così da limitare quei margini di arbitrio che sempre più contraddistinguono l’operato di autorità giudiziarie, organi di polizia e strutture burocratiche;
  •  raccogliere un archivio delle buone pratiche in corso, in Italia e in Europa;
  • raccogliere un archivio dell’attinente giurisprudenza in Italia e in Europa;
  • promuovere la Carta di Milano, traducendola nelle principali lingue e chiedendo la sottoscrizione a Ong, ad associazioni nazionali ed internazionali, a difensori dei diritti umani, oltre che ad attivisti italiani ed europei;
  • rendere più stretto e operativo il rapporto con le Ong degli altri Paesi europei impegnate sullo stesso terreno, e il rapporto tra l’Osservatorio, le Ong e i parlamentari, sia europei sia degli Stati membri, che hanno condiviso, finora in maniera non sufficientemente coordinata, il lavoro di contrasto alla deriva autoritaria e anti-solidale imboccata dalle autorità dell’Unione, impegnate a trasformare l’Europa in una fortezza verso l’esterno e in una caserma nei confronti dei propri cittadini;
  • promuovere proposte costruttive e positive ai problemi che di volta in volta gli Stati si trovano ad affrontare, in un’ottica di sviluppo e di crescita degli stessi, esigendo il rispetto della normativa nazionale ed internazionale.
  • fornire un’assistenza legale a chi opera a tutela della solidarietà in ossequio alla Costituzione e alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, lontano da ogni tipo d’influenza politica, divulgando la cultura del rispetto della legalità e la tutela dello Stato di diritto;
  • si tratta di impegni onerosi, per i quali le nostre sole forze non basteranno.

Invitiamo attivisti, professionisti, cittadini solidali e Ong a unirsi a noi, utilizzando la nostra pagina Facebook  e il nostro indirizzo mail, tramite il quale si può anche aderire alla Carta di Milano.

L’Osservatorio vuole coinvolgere nell’iniziativa la più ampia platea possibile di cittadini, attivisti, organizzazioni, istituzioni e organi di vario genere che siano uniti dalla convinzione della necessità e dell’urgenza di porre un argine alla criminalizzazione della società civile.